Il Mélange di Baiso e le Argille Varicolori di Casale: due geositi che raccontano la storia profonda dell’Appennino

Il Mélange di Baiso e le Argille Varicolori di Casale: due geositi che raccontano la storia profonda dell’Appennino

16 Dicembre 2025 0 Di Debora Lervini

Il Comune di Baiso e il CEAS Terre Reggiane – Tresinaro Secchia hanno avviato un importante progetto di valorizzazione dei geositi locali, sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna. Un percorso di pannelli informativi, installati in Piazza Nilde Iotti e presso i calanchi di Casale, guida oggi cittadini, studenti ed escursionisti alla scoperta di due straordinarie testimonianze della storia geologica appenninica: il Mélange di Baiso e le Argille Varicolori di Casale.

I geositi rappresentano veri e propri “luoghi della geologia”, ovvero aree dove affiorano rocce, strutture e paesaggi che permettono di ricostruire l’evoluzione della Terra. Sono beni non rinnovabili, fragili e preziosi, tutelati dalla L.R. 9/2006.

Esteso per circa 1,36 km² e situato tra i 365 e i 546 m di quota, il Mélange di Baiso si riconosce subito per il suo paesaggio calanchivo spettacolare: creste acute, solchi profondi e versanti in rapida evoluzione modellati dall’erosione delle argille.

In quest’area affiora un complesso geologico formato dal contatto tra antiche Unità Liguri – come le Argille Varicolori di Cassio (AVV) e il Flysch di Monte Cassio (MCS) – e le prime unità Epiliguri, fra cui spiccano le Brecce Argillose di Baiso (BAI), le Marne di Monte Piano (MMP) e la Formazione di Ranzano (RAN). Le Brecce di Baiso, in particolare, rappresentano un potente deposito di colate sottomarine avvenute tra 47 e 38 milioni di anni fa, caratterizzato da una matrice argillosa che ingloba frammenti di arenarie, calcari e siltiti provenienti da rocce più antiche.

Il risultato è un vero mosaico naturale: un intreccio di strati, colori e materiali diversi che raccontano frane sottomarine, movimenti tettonici e profondi bacini marini ormai scomparsi.

A poche centinaia di metri dal Mélange, il geosito delle Argille Varicolori di Casale si estende per circa 17,5 ettari tra i 375 e i 500 m di quota. Qui le argille affiorano lungo il crinale tra rio Giorgella e rio Spigone, formando un paesaggio di calanchi dalle tonalità sorprendenti: rosso, grigio, verde, giallo.

Queste argille si depositarono tra 100 e 80 milioni di anni fa sul fondo dell’antico oceano della Tetide. Successivamente, la collisione tra la placca europea e quella africana le ha traslate per oltre 100 km, fratturate e deformate fino a costruire parte dell’attuale Appennino.

I diversi colori derivano dalla mineralogia e dalle condizioni ambientali di sedimentazione:

  • rossi per gli ossidi di ferro in ambienti ossidanti;
  • grigi per sedimenti in acque povere di ossigeno;
  • verde-grigi per la glauconite, tipica degli ambienti profondi;
  • gialli per minerali ferro-limonitici a moderata ossidazione.

L’Olistostroma di Casale: un archivio di frane sottomarine

All’interno del geosito si osserva anche un affioramento raro: l’Olistostroma di Casale, un deposito caotico formatosi tra 93 e 66 milioni di anni fa. È composto da blocchi di rocce carbonatiche trascinati da frane sottomarine e inglobati in una matrice argillosa: una testimonianza diretta degli antichi processi di instabilità che precedettero la chiusura della Tetide.

Un patrimonio da osservare e comprendere

I due geositi mostrano paesaggi in continua trasformazione, scolpiti dall’erosione e modellati dalla geologia. Visitandoli si può leggere, strato dopo strato, la storia dell’Appennino settentrionale: un viaggio lento e poderoso, lungo milioni di anni

Pagina del sito dedicata ai Geositi:
– GEOSITO Argille Varicolore a Casale: https://ceastresinarosecchia.it/geositi-e-luoghi-di-interesse-naturalistico-dellunione-tresinaro-secchia/geosito-monte-bergola-2/
– GEOSITO Mélange di Baiso: https://ceastresinarosecchia.it/geositi-e-luoghi-di-interesse-naturalistico-dellunione-tresinaro-secchia/geosito-melange-di-baiso/